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Videogames e Hollywood
Il mondo del cinema e quello dei videogiochi sono da sempre a stretto contatto. Il problema di questi film è che per quanto un gioco possa essere caratterizzato da una trama coinvolgente o da personaggi unici e carismatici, nella maggior parte dei casi il passaggio dal piccolo al grande schermo si è tradotto in un vero e proprio
flop, come per esempio Street Fighter-Sfida Finale con Jean-Claude Van Damme, lo scandaloso Super Mario Bros. , Mortal Kombat o i vari Alone in the Dark e BloodRayne (giusto per citarne un paio) del discusso regista tedesco Uwe Boll.
Nella migliore delle ipotesi, invece, si è trattato di film anche ben realizzati (vedi la saga di Resident Evil (di cui ne hanno fatto un capolavoro in 3d), Tomb Raider o Silent Hill ) ma poco fedeli all’originale. Tutto questo, però, sembra destinato a cambiare. Gli studios si sono accorti dell’immenso potenziale di cui dispongono i videogiochi e hanno deciso di investire molto di più in questi progetti, puntando su un maggiore coinvolgimento delle case di sviluppo videoludiche e affidando la realizzazione di queste pellicole ai “pezzi da 90” di Hollywood. Il fatto che nella produzione delle versioni cinematografiche di titoli come World of Warcaft e Prince of Persia: Le sabbie del tempo siano coinvolti nomi del calibro di Sam Raimi (Spider-Man, La Casa) e Jerry Bruckheimer (produttore della serie Pirati dei Carabi) la dice lunga su quale sia la nuova linea di condotta che Hollywood ha deciso di tenere nei confronti dei videogiochi.